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Pensavate che un semplice passaporto e un sorriso convincente fossero sufficienti per ottenere un visto americano? Dimenticate! Nell’era digitale, l’amministrazione americana vuole anche setacciare i vostri social media. Eh sì, per mettere piede sul suolo dello Zio Sam, bisogna giocare la carta della trasparenza online: Instagram, Facebook, Twitter… Nulla sfuggirà più agli sguardi indiscreti dei doganieri. Pronti a esporre i vostri più bei selfie (e i vostri tweet più ispirati) per attraversare l’Atlantico?
Ottenere un visto per gli Stati Uniti non è mai stata una passeggiata, ma con le recenti evoluzioni normative sotto la spinta delle autorità americane, il processo si è appena arricchito di nuovi ingredienti! Ora, preparare il proprio dossier include un ingrediente sorprendente: l’apertura dei propri account sui social media agli agenti dell’immigrazione. Questa nuova misura, che riguarda principalmente studenti, ricercatori e futuri lavoratori au pair, solleva tante domande quante ne chiarisce sul controllo delle frontiere. In questo articolo, scoprite tutto ciò che c’è da sapere affinché i vostri post su Facebook o le vostre foto su Instagram non trasformino il vostro sogno americano in una delusione – e consultate i nostri consigli per attraversare l’Atlantico senza brutte sorprese.
I social media, nuova vetrina identitaria per le dogane americane
Era da aspettarsi: nell’era in cui ogni umore, passione o posizione viene pubblicata su internet, i responsabili dell’immigrazione americana hanno deciso di sfruttare questa miniera di informazioni… per i visti! Secondo il loro ragionamento, piattaforme come Facebook, Instagram o Twitter (ora rinominato X, per i più trendy) sono un vero prolungamento della personalità del richiedente. Non si può più nascondere il proprio amore per gli hamburger americani o il proprio ultimo viaggio su strada sulle strade mitiche degli USA: tutto diventa accessibile.
Quali profili sono interessati da questa novità?
Nessuna ansia se partite semplicemente per turismo con un’esenzione dal visto, anche se le pratiche ESTA sono già piuttosto complesse (siete indecisi? Scoprite il ritorno dell’esenzione dal visto per la Thailandia). Ma non appena il vostro soggiorno assume una dimensione accademica o professionale – che siate studenti, ricercatori o ancora au pair – il vostro visto statunitense ora si associa alla trasparenza digitale. Questo dispositivo riguarda quindi migliaia di cittadini europei, tra cui i francesi, finora abituati a una procedura tra le più semplici… prima dell’ondata di misure e restrizioni dall’arrivo di Donald Trump alla presidenza, che ha rilanciato la tendenza “America First”.
Concretamente, cosa vi verrà chiesto?
Il modulo di richiesta del visto si è arricchito di un elenco ufficiale di social media da compilare. Nomi utente, profili personali, storico degli ultimi cinque anni: tutto deve essere compilato con cura. Ciliegina sulla torta? I vostri profili dovranno essere in modalità “pubblica”, affinché gli agenti possano scrutare le vostre conversazioni, foto di vacanza e persino scoprire la vostra playlist preferita, a patto che illustri il vostro stato d’animo – favorevole all’America, preferibilmente! Coloro che si azzardassero a nascondere o falsificare questi dati potrebbero ricevere un netto e preciso rifiuto, o addirittura trovarsi su una lista nera ben meno glamour di quella delle star di Hollywood.
Quando Instagram diventa importante quanto il vostro passaporto
Non è più un segreto: le autorità americane affermano, l’assegnazione di un visto è un privilegio, non un diritto. Ora, bisogna accertarsi che la propria vita digitale non contenga nulla che possa valere una restrizione all’ingresso – come è successo recentemente a viaggiatori sfortunati in Nord America (volete saperne di più sulle disavventure legate alle pratiche? Leggete il nostro racconto di una famiglia francese espulsa dal Messico per un errore di visto).
La portata di questa nuova politica non si limita agli Stati Uniti. Molte destinazioni stanno adattando e inasprendo le loro condizioni d’ingresso, come le restrizioni americane per le agenzie indiane o la digitalizzazione segreta del visto in Kyrgyzstan.
Alcuni consigli per mettere tutte le probabilità a vostro favore
Prima di cliccare su “invia” per la vostra richiesta di visto, è meglio fare un po’ di pulizia digitale: verificate le vostre pubblicazioni passate, impostate la privacy adeguata (pensate a ciò che rimane visibile in modalità pubblica) e preparatevi a discutere se vi viene chiesto un commento sul vostro ultimo tweet politico. Rimanete semplici, onesti e coerenti tra il vostro dossier ufficiale e il vostro aspetto virtuale. Potrebbe essere questa l’unica ricetta affinché il sogno americano non si trasformi in un incubo amministrativo.
Con il passare di questi cambiamenti, le procedure diventano sempre più fantasiose, come l’aggiunta del “sesso alla nascita” per l’ESTA, o aneddoti tanto rocamboleschi quanto la scomparsa di un papa durante un viaggio a Roma. Nulla sembra poter fermare questa ondata di controllo crescente. Se la tendenza si conferma, i social media diventeranno presto tanto indispensabili per il vostro ingresso negli Stati Uniti quanto il passaporto e il famoso hot dog dell’aeroporto.