A pochi passi dall’effervescenza di Kyoto, Nara si rivela come un rifugio ovattato dove il tempo rallenta. Tra templi classificati, mille cervi in libertà e le viuzze delle machiya dalle facciate in legno, la fuga si preannuncia bucolica e deliziosamente lontana dal tumulto. In 48 ore, si assapora la quiete dei giardini, l’eleganza dei laboratori di artigianato e una scena culinaria raffinata, lontano dalle folle ma molto vicino all’essenziale. A meno di un’ora di treno, è la pausa pacifica che mancava al vostro percorso dorato del Kansai.
A pochi passi da Kyoto, Nara coltiva una dolcezza di vita dove i cervi in libertà, i templi millenari e le viuzze delle machiya compongono una parentesi chic e serena. Questa fuga di 48 ore vi porterà dalle alture del Nigatsudo al grande Daibutsu-den, dai giardini di Isuien ai laboratori artigianali di Naramachi, prima di un’iniziazione alla shojin ryori al Jiko-in e un tuffo nelle meraviglie reinventate di Heijo-kyo. Facile accesso da Kyoto e Osaka, soste gustose, indirizzi ricercati e notti dal fascino di un tempo: Nara si afferma come il rifugio pacifico del Kansai per chi desidera rallentare senza rinunciare all’incanto.
Perché scegliere Nara per 48 ore di respirazione giapponese
Intrappolata tra i fari che sono Kyoto e Osaka, Nara brilla tuttavia per la sua quiete e il suo patrimonio. Con il Japan Rail Pass, si raggiunge la stazione principale in circa 45 minuti. I più frettolosi privilegeranno la linea Kintetsu-Nara: 35 minuti da Kyoto in Limited Express (o 40 minuti da Osaka-Namba), e si scende molto vicino al parco dove i cervi si svegliano. Hai voglia di un primo riconoscimento lungo un itinerario più ampio? Ispirati a un circuito accompagnato di 13 giorni in Giappone per perfezionare la tua sosta naraïta.
Consiglio amichevole: si arriva presto, si passeggia a lungo, ci si allontana dal cuore turistico per far apparire gli altri volti della città, erede di un savoir-faire artigianale incredibile e di una tradizione culinaria tanto delicata quanto creativa. E si tiene d’occhio curioso i famosi cervi di Nara: mascotte adorate, a volte birichine, sempre fotogeniche.
Giorno 1 – Alba nel parco, Buddha gigante e giardini segreti
Alzati con le prime luci: il parco si sveglia in una calma quasi irreale, i venditori di dolcetti per cervi allestiscono i loro stand, e la luce dorata illumina i tetti. Direzione il complesso del Todai-ji. Una salita verso il Nigatsudo offre uno dei panorami più poetici sulla pianura di Nara. Ridiscendi a salutare il monumentale Daibutsu, nascosto dalla vasta struttura del Daibutsu-den, uno dei più grandi edifici in legno al mondo.
Prolunga la passeggiata fino allo stagno Kagami-ike, dove si adagiano le tartarughe. Svoltate poi verso il giardino-promenade di Isuien: un gioiello di prospettiva che prende le montagne e il tetto del Todai-ji come sfondo naturale. Qui si rallenta, si respira, si compone il proprio haiku interiore.
Pause pranzo – Sapori locali in una vecchia casa di sakè
Partendo controcorrente verso sud, si raggiunge a piedi il quartiere storico di Naramachi, testimone della grande epoca mercantile della città. In una vecchia casa di sakè convertita in hotel-ristorante, Le Un esalta i prodotti della fertile pianura del Yamato. Accostamento perfetto: una cucina locavore elegante e combinazioni cibo e vini di riso che rendono omaggio al luogo d’origine del sakè.
Pomeriggio – Machiya, laboratori e dolcezze d’antan
Attorno al venerabile Gango-ji, considerato il più antico tempio buddista del paese, le viuzze fiancheggiate di machiya invitano a vagabondare. Qui, le amuleti a forma di piccoli scimmie protettrici ondeggiano al vento sotto i tetti sporgenti. Alcune case sono visitabili – come la Koshi-no-ie – altre ospitano caffè, gallerie e negozi. Varca la soglia, ammira il giardino interno, poi cedi alla tentazione: dolci presso Nakanishi Yosaburo (23 Wakido-cho), tè da Tamura Seihoken (18 Shonamicho), verdure sottaceto narazuke…
Gli appassionati di artigianato andranno a scoprire i laboratori di chasen (fruste per matcha) o di bastoni d’inchiostro sumi, di cui Nara assicura la maggior parte della produzione nazionale. Presso Kinkoen, si immagina, si modella nel palmo della mano la propria inchiostro: un’esperienza sensoriale e un ricordo unico.
Aperitivo e cena – Birre artigianali, cocktail su misura e bento di pellegrino
L’arcipelago è un vivaio di microbirrifici e Nara non fa eccezione. Prova la Nara Beer Naramachi Brewery (956-2 Kideracho) per una birra locale ben spillata. Hai voglia di cocktail su misura? Verso il Lamp Bar (26 Tsunofuricho), rifugio di un campione del shaker che concepisce creazioni su misura. La serata si conclude con un delicato bento presso l’osteria Harishin (15 Nakanoshinyacho), ispirato alle scatole pasto un tempo donate ai pellegrini: semplice, raffinato e di un conforto diabolico.
Giorno 2 – Caffè d’autore e cucina buddista
Risveglio dolce presso Rokumei (31 Nishimikadocho), torrefattore premiato dove si gusta un latte preciso in un racchiuso minimalista. Poi direzione la linea Yamatoji: in una trentina di minuti a sud di Nara, appare il tempio Jiko-in, fondato nel XVII secolo da un maestro di tè. Architettura pulita, cespugli di camelie impeccabilmente potati, vista rilassante sulla valle: il luogo invita alla meditazione.
Le cucine ti introducono alla shojin ryori, cucina buddista vegana, stagionale e orchestrata secondo la regola dei cinque (sapori, colori, tecniche). Piccoli piatti inventivi dall’orto, armonia delle texture, senso del dettaglio: si pranza con gli occhi prima di assaporare, poi ci si inchina per una cerimonia del tè che chiude la parentesi zen.
Lectura d’ispirazione per il viaggio di ritorno: una deviazione letteraria verso un misterioso villaggio siciliano, una fuga artistica attorno a Pierre e Gilles, o il richiamo dell’aria aperta con le meraviglie della Mongolia: il modo per prolungare il gusto del viaggio.
Pomeriggio imperiale – Heijo-kyo risorta e acquisti intelligenti
Ritorno al passato a Heijo-kyo, il nome antico di Nara. Ambiziosi scavi hanno permesso di restituire il sito del palazzo imperiale, mentre musei didattici raccontano del tempo in cui la città era capitale ed espongono i reperti riesumati. Una passeggiata all’aperto che rimette in prospettiva l’importanza della città nell’VIII secolo.
Tornati in centro, si passeggia nell’avenue commerciale coperta di Higashimuki. Da un lato gastronomico, ti lascerai tentare dai dolci a forma di cervo o da un kaki no ha sushi con sgombro da Kaki no ha sushi Hompo Tanaka (5 Higashimuki Nakamachi)? Da un lato souvenir, si punta all’artigianato leggero: bacchette di cedro, pennello per calligrafia o tenugui in canapa da Okai Mafu (16 Higashimuki Nakamachi), il tessuto multifunzionale che non lascerà più la tua borsa.
I nostri migliori indirizzi – Da assaporare secondo le tue voglie
A tavola: Le Un (4 Nishijodocho, prenotazione consigliata). Bento di iniziati presso Harishin (15 Nakanoshinyacho). Iniziazione zen e pasto shojin ryori al Jiko-in (865 Koizumicho, Yamatokoriyama). Dolcezze da Nakanishi Yosaburo (23 Wakido-cho).
Calici e caffè: Nara Beer Naramachi Brewery (956-2 Kideracho). Cocktail al Lamp Bar (26 Tsunofuricho). Espresso di alta classe da Rokumei (31 Nishimikadocho).
Shopping: Kaki no ha sushi Hompo Tanaka (5 Higashimuki Nakamachi). Tè da Tamura Seihoken (18 Shonamicho). Degustazioni presso il birrificio Harushika (24-1 Fukuchiincho). Tessuti da Okai Mafu (16 Higashimuki Nakamachi).
Dove dormire – Machiya modernizzate o grande dama storica
Per vivere Naramachi dall’interno, direzione Kidera no Ie (779 Kideracho). Cinque machiya salvate da uno studio di architetti locali, restaurate con finezza e punteggiate di comfort contemporaneo. Dettaglio che fa la differenza: una colazione tradizionale consegnata alla porta, non ti resta che preparare la tavola.
Hai voglia di un’icona dello stile giapponese all’occidentale? L’Nara Hotel (1096 Takabatakecho) troneggia dal 1909 sulle alture del parco. Materiali nobili, eleganza d’altri tempi, ospiti leggendari e vista spettacolare sulla grande pagoda del Kofuku-ji: un indirizzo autentico per perfezionare la fuga.