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All’inizio dell’estate 2025, la costa catalana, di solito brulicante di vita in avvicinamento alla stagione alta, si interroga. I professionisti, commercianti e ristoratori di Canet-en-Roussillon, come altrove lungo la costa dei Pirenei Orientali, notano una netta diminuzione della frequentazione turistica, già a partire dal mese di giugno. Le terrazze non traboccano più, le strade rimangono fluide e i negozi di spiaggia faticano a ritrovare la loro solita animazione. Allora, dove sono finiti i vacanzieri che un tempo animavano la destinazione catalana sin dai primi giorni di sole? Studio di una stagione estiva che sfida i pronostici, tra preoccupazioni economiche, nuovi comportamenti e speranze per il resto dell’estate.
La frequentazione estiva in calo già dal mese di giugno
Ogni anno, la destinazione catalana attira l’attenzione dei visitatori per la sua varietà di attività, il suo clima mediterraneo e i suoi panorami splendidi. Tuttavia, il 2025 segna una svolta: la frequentazione diminuisce sensibilmente. Sulle spiagge di Canet-en-Roussillon, lo spettacolo abituale degli ombrelloni ravvicinati lascia spazio a distese meno dense. I commercianti constatano che la mancanza di turisti non si limita più alla prima quindicina di luglio, ma inizia molto prima, già dal mese di giugno. Anche i posti auto un tempo ambiti rimangono disponibili, il che conferma la tendenza.
Il fenomeno riflette una realtà osservabile in molte regioni turistiche d’Europa, come in Italia che, nonostante abbia accolto 645 milioni di turisti nel 2024, conosce anch’essa variazioni regionali. La Catalogna francese, invece, subisce in pieno una situazione che suscita interrogativi e necessità di adattamento.
Commercianti e ristoratori in prima linea
Nel cuore della costa catalana, gli attori del turismo vedono direttamente l’impatto di questa diminuzione di afflusso nelle loro attività quotidiane. Jordan, responsabile del ristorante La Siesta, riduce della metà i suoi servizi serali rispetto a una buona stagione; la liquidità ne risente e le conversazioni ruotano inevitabilmente attorno al potere d’acquisto dei vacanzieri. I clienti ora fanno scelte restrittive, piatti meno sofisticati, budget limitati, e molti non esitano a rinunciare a determinate spese in ristorazione.
Stesso racconto tra i gelatai e i venditori di spiaggia, dove solo i consumi infantili resistono a questa morosità. Il team di un gelataio nota una caduta del 30 % del fatturato rispetto agli anni precedenti, nonostante una meteo favorevole. I commercianti si adattano offrendo formule economiche, come quella di uno snack che ostenta orgogliosamente una formula a 16,50 € per attirare una clientela più attenta alle spese.
Quali fattori spiegano la diminuzione della frequentazione?
Le ragioni di questa disaffezione sono molteplici. In primo luogo, la situazione economica generale gioca un ruolo indiscutibile. I vacanzieri dispongono di un budget più limitato, e la voce “viaggi” diventa spesso variabile di aggiustamento. Le nuove exigencies amministrative, in particolare per attraversare alcune frontiere, sono da considerare, come testimonia la necessità di avere almeno 118 € al giorno per entrare in Spagna nel 2025.
In aggiunta, c’è il problema del parcheggio, frequentemente citato. La difficoltà di trovare posto auto dissuade alcuni visitatori occasionali, mentre comuni vicini puntano su parcheggi gratuiti per attrarre la clientela. Altri preferiscono esplorare nuove destinazioni, sia che si tratti di un isola paradisiaca recentemente aperta al turismo o di optare per viaggi “tutto compreso” più attrattivi economicamente.
Cambiamenti di comportamento e nuove aspettative dei turisti
Di fronte a questa congiuntura, i professionisti del settore temperano però la situazione. Per Brice Sannac, presidente dell’Unione delle professioni e delle industrie dell’ospitalità dei Pirenei Orientali, la destinazione catalana non subisce un rifiuto. Sono più che altro i comportamenti ad evolversi, con una minore anticipazione delle prenotazioni e una maggiore tendenza alle partenze last minute. Giugno, che aveva offerto buoni risultati negli anni precedenti, non ha replicato questo successo nel 2025, senza tuttavia provocare catastrofismo.
Nell’ospitalità all’aria aperta, il tasso di occupazione rimane relativamente stabile, oscillando intorno al 70 % per la prima quindicina di luglio, comparabile all’anno precedente. Tuttavia, la diminuzione del consumo – meno pasti consumati all’esterno, meno uscite – influisce sul fatturato globale del settore. Il comportamento del vacanziere post-pandemia sembra dettato da nuove esigenze, dove la preoccupazione per il risparmio prevale.
Giugno e il fenomeno delle partenze differite
Una grande parte dei professionisti mantiene però la speranza. Molte famiglie aspettano il mese di agosto per partire, rinviando al massimo il loro soggiorno per beneficiare di offerte migliori o semplicemente per necessità organizzative. Questo spostamento inedito pesa sull’inizio della stagione ma potrebbe equilibrarsi, almeno parzialmente, nella seconda parte dell’estate.
La situazione della destinazione catalana non è isolata. Diversi studi mostrano che i vacanzieri rinviano o limitano il loro soggiorno, approfittando ad esempio delle vacanze gratuite in Canada tramite certi programmi, o aggiustano la loro destinazione in base ai costi e alle esigenze amministrative. Inoltre, nuovi mercati, come il turismo asiatico, influenzano i flussi su tutto il continente europeo, simile a una forte presenza cinese in Giappone secondo le ultime tendenze.
La stagione resta da inventare
Se il mese di giugno non ha mantenuto le sue promesse nei Pirenei Orientali, la stagione è ancora giovane. I professionisti, pur adattando la loro offerta e regolando i loro comportamenti di consumo, rimangono in attesa delle evoluzioni del mercato. Il turismo catalano attraversa un periodo di mutazione, tra realtà economiche e cambiamenti nelle pratiche dei viaggiatori, ma conserva i suoi punti di forza naturali e il suo potenziale di attrattiva per coloro che sapranno comprendere e abbracciare le nuove aspettative.