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IN BREVE
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Avolta, i nostri più grandi viaggi nascono tra due pagine. Con La Via Cruel di Ella Maillart, si sale a bordo nel 1939, rotta da Ginevra a Kabul in Afghanistan, sullo sfondo di una Seconda Guerra Mondiale che tuona. È un road-trip avant la lettre, un attraversamento dell’Europa e dell’Asia in cui il « altrove » si mescola a un amicizia tormentata, alla ricerca di libertà e ai tremori di una dipendenza che deraglia. Un invito a lasciarsi trasportare dalla strada, dalla polvere e da quel desiderio irresistibile di vedere, per davvero, il mondo che un libro ha appena aperto.
Tra slancio d’altri mondi e destini contrari, « La Via Cruel » di Ella Maillart ci porta sulle strade d’Europa e d’Asia alla vigilia della seconda Guerra Mondiale. Questo racconto, nato da un viaggio fino a Kabul nel 1939, mescola l’esplorazione di terre lontane, il ritratto di un’amicizia tormentata con Annemarie Schwarzenbach e una riflessione luminosa sulla libertà. Attraverso l’energia di una grande viaggiatrice, si scopre un mondo in procinto di cambiare, ma anche un modo di leggere, sognare e partire diversamente.
Ci sono quei libri che ci fanno venire le formiche nelle gambe e le bussole nella testa. « La Via Cruel » è tra quelli. Con la sua prosa vivida e i suoi paesaggi che sembrano ancora vibrare di polvere e sole, Ella Maillart trasforma la strada in personaggio, l’amicizia in prova iniziatica, e il viaggio in un modo di abitare il mondo. Si apre il libro per seguire un’auto che ruggisce verso l’Afghanistan; lo si richiude con l’impressione di aver attraversato le creste di un’epoca e le zone d’ombra del cuore umano.
Da Ginevra a Kabul: una strada prima della tempesta
Siamo nel 1939, poco prima che il tuono della Storia esploda. Al volante, Ella Maillart sfreccia da Ginevra, attraversa l’Europa dell’Est, contorna il Mediterraneo passando per la Turchia, e attraversa l’Iran fino a Kabul. La strada non è una semplice linea su una mappa: è trampolino, teatro, rivelazione. Dietro i nomi di città e distese, si sente il respiro di un mondo che cambia, e la curiosità insaziabile di una donna che non viaggia per spuntare delle tappe, ma per ascoltare, comprendere, imparare.
Il libro, alimentato da piste ciottolose, hotel temporanei e incontri sfumati, colpisce nel segno: mostra l’« altrove » come una promessa così come una domanda. Lo sguardo di Ella si sofferma sulle culture incrociate, sui gesti quotidiani, e su quegli istanti sospesi in cui si sa di essere esattamente al proprio posto, nel bel mezzo del nulla.
Due donne, due fuochi: Ella e Annemarie
Compagna di viaggio di Ella Maillart, Annemarie Schwarzenbach — scrittrice, giornalista, fotografa e avventuriera — diventa nel racconto « Christina ». Brillante e ardente, combatte però contro una dipendenza tenace. Il viaggio diventa allora doppio: geografico e interiore. Ella tenta di salvare la sua amica, la strada cerca di allentare la morsa, ma la « via » di Annemarie rimane ferita, crudele. A Kabul, i loro cammini si separano: Ella si radica per un po’ in India, Annemarie torna in Europa, dove si spegne nel 1942.
È solo dopo questa scomparsa che Ella Maillart scriverà il suo libro, come omaggio delicato a un’amicizia segnata e come istantanea sulla vita, la morte e lo spazio mutevole che le unisce. Il testo, ampio e pudico, testimonia con esattezza la splendore degli orizzonti e la fragilità degli esseri.
Ella Maillart, mille vite per un stesso orizzonte
Prima di essere una penna, Ella Maillart è un’energia. Nata nel 1903 sulle rive del Lago di Ginevra, fonda nel 1919 il primo club femminile di hockey su prato in Svizzera, partecipa alle Olimpiadi del 1924 in regate e poi rappresenta il suo paese ai campionati mondiali di sci alpino tra il 1931 e il 1934. La velocità, l’equilibrio, l’acqua fredda e la neve fresca: già, tutto in lei è chiamata d’aria.
L’autrice-viaggiatrice, fotografa e giornalista
Dai moli di Mosca alle piste dell’Asia centrale sovietica, dai vicoli della Cina agli ashram dell’India, osserva, fotografa, scrive. I suoi reportage e i suoi libri catturano il mondo d’« prima della guerra », le sue cuciture, i suoi fruscii, le sue frontiere in febbre. In « La Via Cruel », questa esperienza accumulata diventa linguaggio: uno stile limpido, preciso, spesso divertente, che sa scambiare il maestoso per la giustezza di un volto o la singolarità di un gesto.
Chandolin, il porto d’ancoraggio
Come Alexandra David-Néel e altri grandi nomadi, Ella Maillart mantiene un radicamento: Chandolin, piccolo villaggio montano dove, dopo la guerra, costruisce una baita. Tra due soggiorni in Asia, ritrova il silenzio delle vette e, per anni, accompagna anche piccoli gruppi di viaggiatori, condividendo la sua scienza degli itinerari e la sua arte di osservare. Si spegnerà lì, il 27 marzo 1997, a 94 anni: una vita lunga, piena, scandita dalle partenze e dalla luce dei ritorni.
Leggere, sognare, partire diversamente
Si legge « La Via Cruel » per il suo soffio d’avventura, ma ci si resta per ciò che ispira: un modo di essere nel mondo, con gli altri, con se stessi. In un momento in cui si pensano i nostri viaggi con maggior etica, il libro offre un prezioso promemoria: l’« altrove » si conquista, si impara, si rispetta. Vuoi accordare la tua bussola interiore a pratiche più dolci? Dai un’occhiata a queste piste per viaggiare in modo ecologico: consigli concreti e idee ingegnose per far rima con scoperta e sobrietà.
Un classico che continua a parlare al presente
Rileggere oggi « La Via Cruel » significa misurare la forza di uno sguardo che preferisce la sfumatura al giudizio e l’incontro al riassunto. Significa anche ricordare che la libertà non è uno slogan, ma una pratica paziente, talvolta costosa, spesso gioiosa. Per prolungare la scoperta dell’autrice e del suo universo, si può esplorare le risorse dedicate a Ella Maillart disponibili online, in particolare il sito ellamaillart.ch, una vera miniera per curiosi e innamorati delle strade lontane.