Immersione nell’universo di Philippe Gloaguen, la mente dietro la guida di viaggi che ha trasformato il nostro modo di esplorare il mondo

Si crede di conoscere il viaggio, poi si incrocia lo spirito di Philippe Gloaguen: uno sguardo ribelle, una curiosità contagiosa e un gusto per le strade secondarie. Cofondatore della Guida del Routard nel 1973, trasforma un’idea rifiutata diciannove volte in una bussola per una generazione, con un primo opuscolo dedicato all’India che ribalta le regole. Decenni dopo, fino alla vendita della sua mitica collezione a Hachette, persiste uninvito: partire leggeri, vivere intensamente e lasciarsi sorprendere.

In autunno del 2025, Philippe Gloaguen volta pagina che si credeva indistruttibile: il cofondatore della Guida del Routard cede il suo celebre marchio a Hachette, il suo partner storico. In questo racconto, si torna alla fonte dell’avventura nata nel 1973 con Michel Duval all’ESCP, si segue la prima fuga in India, si scompone lo “spirito Routard” che ha cambiato il nostro modo di viaggiare, e si scopre come, a 74 anni, l’imprenditore si prepari a tracciare una nuova rotta senza perdere il suo appetito per le piste sconosciute.

Immersione nell’universo di Philippe Gloaguen

Lo si immagina ancora con lo zaino in spalla, mappa sgualcita in tasca e curiosità a tracolla. Philippe Gloaguen non ha solo cofondato una collezione di guide: ha installato nella lingua francese l’idea che si possa partire lontano con poco e tornare ricchi di storie. Prima di inventare un compagno di viaggio, ha coltivato una bussola: un gusto infinito per gli incontri, le deviazioni e la libertà di giudizio.

Le origini di un avventuriero ostinato

All’inizio degli anni ’70, studente all’ESCP con il suo complice Michel Duval, Gloaguen sogna una guida che parli vero, senza snobismo né nastri dorati. Bussa alle porte degli editori: gli vengono sbattute in faccia diciannove volte. Gli sussurrano persino, con un sorriso condiscendente, che non si mescolano i monumenti della grande letteratura e un manuale per avventurieri. Che importa: una piccola casa lo accompagna all’inizio, poi un dramma improvviso cambia il corso della storia e Hachette si impone come partner di primissima scelta. La rotta è fissata: ancorare il futuro Routard nella realtà del terreno, lontano dalle dorature e dalle trappole per turisti.

Estate 1973: rotta verso l’India, la prima scintilla

Quando la prima guida sull’India appare nell’estate del 1973, le copie volano via come biglietti di treno letto. Non è la prima guida di viaggio, ma sposta l’asse di lettura: tono diretto, indirizzi a misura d’uomo, informazioni concrete e quella piccola ironia affettuosa per disinnescare le difficoltà. Improvvisamente, partire non è più un lusso: è un’iniziativa, uno stile, quasi un rito di passaggio. Il successo conferma l’intuizione: esiste una generazione pronta a scambiare l’itinerario fissato con l’imprevisto benevolo.

Lo spirito dietro la guida di viaggi

Dietro la copertina divenuta iconica, c’è una filosofia semplice: meglio una buona trattoria che dieci cartoline. Gloaguen difende un’indipendenza di tono irremovibile, un modo di parlare ai lettori come a degli amici ansiosi di partire. Lo “spirito Routard”? Franchezza, passioni dichiarate e la convinzione che un buon consiglio vale un biglietto aereo ben prenotato.

Un tono franco, consigli vivaci

La Guida del Routard ha demolito la prosa impiastricciata delle brochure. Ogni indirizzo viene raccontato, non solo elencato. Si cerca la giustezza: una camera pulita, un’accoglienza sorridente, un conto ragionevole. Il resto—il bling, i luccichii—può aspettare. Questa scrittura complice, vivace, ha instaurato una fiducia quasi familiare tra il lettore e la guida.

Imparare il mondo in famiglia

Non si diventa “Monsieur Routard” per caso. Nella vita di Philippe Gloaguen, il viaggio è anche una pedagogia. I bambini crescono al ritmo delle mappe e dei taccuini, si impara la pazienza delle stazioni, la geografia dei mercati e la grammatica universale del sorriso. Una “scuola del viaggio” che infonde l’abilità di arrangiarsi e l’apertura mentale, molto più duratura di un souvenir da vetrina.

Chi ha trasformato il nostro modo di esplorare il mondo

Il Routard non ha soltanto accompagnato generazioni di lettori: ha riconfigurato il gesto di partire. La guida ha messo al centro l’autenticità, il budget sotto controllo, l’arte di perdersi utilmente. Ha dato valore al piccolo indirizzo, ai trasporti locali, all’incontro fortuito—e, così facendo, ha democratizzato un modo di viaggiare che non sacrifica nulla al piacere di comprendere.

Indirizzi a misura d’uomo, un impatto duraturo

Mettere in luce ostelli modesti, caffè di quartiere, artigiani discreti, la Guida del Routard ha irrigato economie locali, spesso lontano dai circuiti battuti. Ha valorizzato il passaparola, la curiosità educata, la trattativa sorridente. In breve, un turismo che sa dire buongiorno, grazie e arrivederci nella lingua locale.

Il passaggio di testimone a Hachette

Più di cinquanta anni dopo la scintilla iniziale, Philippe Gloaguen affida il suo marchio a Hachette, partner di lunga data. Un gesto di continuità tanto quanto di trasmissione. Niente di un rinunciare: piuttosto l’arte di passare il testimone affinché l’ADN della guida—indipendenza, precisione, benevolenza—continui a pulsare nel tempo.

A 74 anni, reinventare l’itinerario

A 74 anni, l’uomo non ha né accantonato la sua curiosità né riposto la sua bussola. Non è difficile immaginare nuovi sentieri: accompagnare giovani talenti sul campo, raccontare il dietro le quinte editoriale, difendere un viaggio più sobrio e attento. Il suo percorso insegna: esiste sempre un cammino quando si lasciano le proprie certezze all’ingresso e si tengono gli occhi ben aperti.

Cosa ha cambiato il Routard per noi

Partire senza prevedere tutto. Ascoltare i consigli dei locali. Scegliere un tavolo per l’atmosfera piuttosto che per la foto. L’impronta di Philippe Gloaguen e della Guida del Routard risiede in questa grammatica modesta e gioiosa. Ha insegnato a una miriade di viaggiatori che si può “vivere bene” lontano da casa con tre cose in tasca: un po’ di audacia, uno sguardo curioso e un indirizzo annotato al momento giusto.

Aventurier Globetrotteur
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