Amélie Nothomb : « Raggiungere Vierzon richiede una sosta alla stazione, una prova al di là delle mie capacità »

Per Amélie Nothomb, avvicinarsi a Vierzon significa prima di tutto sopravvivere alla sua stazione: una sosta che assomiglia a una prova di resistenza interiore. A quattordici anni, Il Grande Meaulnes le prometteva incanto; diventata scrittrice pubblicata a Parigi, eccola spedita verso Brive sul famoso treno del colesterolo, sulla linea Parigi-Austerlitz–Brive-la-Gaillarde, con l’inevitabile fermata a Vierzon. Dopo decine di passaggi, due minuti fissi ogni volta, senza mai mettere piede sul marciapiede, si è installata una stranezza familiare: un vuoto tenace, quasi metafisico. Conoscere o non conoscere? Qui, la semplice sosta è sufficiente a far vacillare le certezze.

Come un diario di viaggio faceto, questo articolo ricostruisce l’attrazione e l’avversione confuse di Amélie Nothomb per Vierzon: una città scoperta nelle pagine del Grand Meaulnes, appena sfiorata poi dal famoso treno del colesterolo sulla linea Parigi-Austerlitz – Brive-la-Gaillarde. Tra soste di due minuti, sensazione di nulla in banchina e retorica del « conoscere o non conoscere », la stazione diventa un teatro dove si esita a scendere. In controcanto, alcune belle fughe nel Cher e nel Loir-et-Cher offrono alternative luminose all’ossessione di questo marciapiede.

Premessa di una fascinazione contrastata

Chiedo umilmente ai Vierzonnais tutta la loro grazia: ogni volta che il mio treno si ferma alla stazione, sento un vertigine vicina al vuoto cosmico. C’è qui, nel crepitio dei binari e nell’odore dei freni, un silenzio che inghiotte i pensieri. L’istante dura poco — un sospiro, due minuti — ma ha la densità di un’eclissi. Ed eccomi, con il naso incollato al vetro, a dirmi che toccare Vierzon esige questa sosta, che è proprio questa sosta a sfuggirmi.

La promessa di un libro

A quattordici anni, scoprendo Il Grande Meaulnes, ho capito che il nome di Vierzon suonava come la porta di un mondo adiacente, vicino a un meraviglioso romanzesco. Come non proiettare incantesimi su una città incontrata prima in letteratura? Noi eravamo, Vierzon e io, coinvolti in un patto immaginario, sigillato sotto il segno di un’adolescenza febbrile.

Prima approccio per ferrovia

Pìù tardi, quando Parigi mi ha pubblicata, ho ricevuto un biglietto per la Fiera del libro di Brive. Sono salita sul famoso treno del colesterolo, questa processione gastronomica su rotaie dove il burro sembra considerato carburante. Prima fermata significativa: Vierzon. Il nome riappariva, sonoro, quasi teatrale, e la realtà aveva questa volta banchine, cartelli, viaggiatori — ma non c’era discesa per me. Già, la tentazione e la resistenza danzavano un tango.

Sessantasei sospensioni del tempo

Col passare degli anni, ho accumulato una buona sessantina di viaggi avanti e indietro sulla linea Parigi-Austerlitz – Brive-la-Gaillarde. Somma sordida e poetica: ciò fa sessantasei soste a Vierzon. Non ci ho mai messo piede, ma avendo un breve fermo ad ogni passaggio, mi sento legata al luogo da una serie di momenti compressi. Due minuti sono pochi; ripetuti, diventano un dialetto. Oso dire che ho con questa stazione una conversazione a puntini.

La stazione, laboratorio di paradossi

Che cosa offende di più: ignorare una città o sorvolarla con lo sguardo attraverso un vetro? Al centro di una polemica, è meglio conoscere per giudicare, o tacere e passare oltre? A Vierzon, la filosofia si insinua tra due fischi. Non ci sono scesa, eppure temo e cerco questa breve sosta come si approccerebbe un ricordo che morde.

Parenthesi nipponica

A coloro che amano i viaggi immobili, offro un consiglio complice: l’opera dedicata al Giappone eterno, di Amélie Nothomb e Laureline Amanieux, è un biglietto senza convalida per altre stazioni della mente. Qui si gusta l’arte dell’ interruzione, diversamente.

Cartografia di fughe intorno a Vierzon

Se la stazione mi intimida, il territorio, invece, mi alletta. A pochi passi, il Cher rivela rilievi dolci e vini pronti alla confessione. Per un’immersione sia bucolica che saporita, si può concedere una gita nel Sancerrois, il tempo di un’esplorazione tra i pendii e i villaggi del Cher: panorama di creste, profumi di pietra calda e bianchi che cantano nel calice.

Esperienze che cambiano le carte in tavola

Desiderio di rompere la monotonia delle banchine? Perché non provare momenti inaspettati, dal canoe all’alba fino ai mercati notturni? Si raccolgono idee in queste animazioni ed esperienze sorprendenti per vacanze indimenticabili, per dimostrare che la sorpresa non ha bisogno di fischietti per manifestarsi.

Dodici tappe per addomesticare l’intorno

A poche falcate ferroviarie, Bourges e i suoi dintorni compongono un giro di luoghi da non perdere. Cattedrale, paludi, viuzze ideali per perdersi con metodo: un circuito da raccogliere in i 12 luoghi imperdibili da visitare nei dintorni di Bourges. Ecco cosa scambiare l’immobilità del vagone con l’erranza deliziosa dei ciottoli.

Fortezza di tasca, grandi storie

Per coltivare l’arte dell’ interruzione senza rimanere sulla banchina, mi piace l’idea di un villaggio che serra i suoi segreti tra le mura. Una pista? I segreti di un villaggio fortificato del Loir-et-Cher: mini-odissea medievale, grande fornitura d’immaginario. Un altro modo di dire che il mondo comincia dove si posa la curiosità.

La pirouetta finale del marciapiede

Resta questo paradosso affascinante: per « raggiungere » Vierzon, bisogna fermarsi. Ed è proprio questa sosta che mi appare come una prova, una piccola ascesi, una sfida che rimando alla prossima volta. Forse un giorno scenderò, nemmeno fosse solo per provare questo nulla che mi intriga tanto. Nel frattempo, stringo la mia borsa, ascolto lo scricchiolio dei freni, e lascio che sia la stazione a mancarmi già.

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