Simbolo o carica? Immersione istantanea nell’universo del mitico trenino di Montmartre

Perché su quella collina, Montmartre oscilla tra un villaggio da sogno e una folla in movimento, e in mezzo ai ciottoli, il piccolo treno scorre come un retroclo al modernismo. Simbolo per alcuni, onere per altri, questa passeggiata 100 % elettrica offre una dolce parentesi attraverso le stradine scoscese, dal Moulin Rouge al Clos Montmartre, passando per il Lapin Agile e l’ombra del Bateau-Lavoir. Un’uscita bohemienne che interroga: emblema da tutelare o flusso da controllare?

Tra icona folklorica e catalizzatore di folla, il piccolo treno di Montmartre si fa strada tutto l’anno sulla Butte per offrire una fuga panoramica, 100 % elettrica, in mezzo a 11 milioni di visitatori annuali. In pochi minuti, collega il Sacré-Cœur al Moulin Rouge, sfiora il Clos Montmartre e il vecchio cabaret del Lapin Agile, raccontando la bohème di Picasso, Van Gogh, Toulouse-Lautrec, la voce di Édith Piaf e i ritornelli di Charles Aznavour. Simbolo radioso per alcuni, onere per i residenti di fronte al turismo di massa, cristallizza il grande divario di Montmartre: villaggio e capitale, sacro e festoso, poesia e confusione.

Perché su quella collina, Montmartre ha l’aspetto di un villaggio che non ha mai abbandonato la sua leggenda. È lì che il piccolo convoglio bianco e rosso trasporta famiglie, coppie e curiosi, ai piedi del Sacré-Cœur, per una parentesi che si snoda tra ciottoli, atelier e vigne. A Parigi, è l’unico comune a offrire questo tipo di locomozione pittoresca, e una delle due compagnie locali è al timone da oltre trenta anni, sotto l’occhio appassionato di Mario Vakil. D’altro canto, in tutta la Francia, quasi 400 percorsi di piccoli treni sono stati diffusi: un’arte dell’accoglienza e della scoperta alla francese.

Il biglietto rimane accessibile: circa 12 € per un adulto e 6 € per un bambino, sufficiente per vivere una passeggiata raccontata, in francese, inglese e spagnolo, senza sudare nelle strade scoscese. E poiché Montmartre ama i riferimenti, alcuni sognano persino di elevare questo treno al rango di patrimonio da difendere — perché no all’UNESCO — tanto incarna l’anima delle alture parigine.

Una gita elettrica in cima a Parigi

Il motore ronza in silenzio: il treno è ora 100 % elettrico. Trenta minuti cronometrici per collegare la frenesia luminosa del Moulin Rouge ai ranghi ordinati del Clos Montmartre, passando per il Lapin Agile e l’atelier del Bateau-Lavoir dove Picasso fece ruotare le forme. Durante le curve, sfilano le silhouette di Van Gogh (rue Lepic) e di Toulouse-Lautrec, mentre la colonna sonora evoca Aznavour e Piaf: qui, la canzone e la pittura si rispondono a ogni incrocio.

Si può salire a piedi o prendere il funicolare, certo; ma la magia del treno è la sua narrazione. Si ascolta, si guarda, si respira — e all’improvviso, la collina diventa un teatro dove la storia fa ancora tapping.

Il simbolo di un patrimonio vivente

Il piccolo treno non è solo un giocattolo turistico: è un vettore di lentezza gioiosa. Collega i visitatori alla memoria vinicola della Butte, alla sua bohème indocile, ai suoi miti popolari. A livello cittadino, propone un’alternativa attutita ai trasporti affrettati, un passaggio di curiosità condivisa che, per pochi euro, ricorda che un quartiere si gusta tanto quanto si attraversa.

Festa della vendemmia, quando Montmartre scintilla

Quando arriva l’autunno, le vigne del Clos Montmartre si tingono d’oro e la Butte si veste a festa. Per cinque giorni, la Fête des Vendanges riunisce quasi mezzo milione di curiosi attorno a sfilate di confraternite, concerti gratuiti, un “Percorso del Gusto” in cui più di cento produttori fanno viaggiare le papille, un ballo finale, e persino una cerimonia giocosa delle “non richieste di matrimonio”. Un giorno, confraternite provenienti da Venezia hanno portato il loro brio, prova che Montmartre ama le interazioni cosmopolite.

Il piccolo treno diventa, dunque, il filo rosso per spostarsi da un quartiere all’altro, da un banchetto a una piazza, da un’aria di musette a un coro di appassionati. A bordo, si brinda soprattutto alla convivialità: un patrimonio vivente non risiede solo nelle pietre, ma nei sorrisi che riunisce.

Musica, colori e grandi nomi

La colonna sonora alterna aneddoti e ritornelli. Édith Piaf ha forgiato la sua leggenda lì prima di incantare il mondo, Charles Aznavour ha lasciato il suo timbro nei caffè del quartiere, e la tavolozza di Picasso o di Toulouse-Lautrec aleggia ancora sulle facciate. Il treno diventa così una guida cantata: srotola i fili di una storia che intreccia cabaret, atelier e viticoltori, senza dimenticare il posto delle lingue: francese, inglese, spagnolo — benvenuti a bordo.

Onere e controcanti: l’altra faccia della medaglia

La cartolina ha il suo rovescio. Durante le ore di punta, la place du Tertre può somigliare a una stazione in cielo. I residenti vedono i negozi di quotidiano cedere il passo a souvenir standardizzati e a crêperie rapide. Sul fronte abitativo, la proliferazione di Airbnb riduce l’offerta residenziale. Le associazioni — come “Vivre à Montmartre” — avvertono: se la Butte ha sempre giostrato tra villaggio e capitale, l’equilibrio si sta fragilizzando.

In questo dibattito, il piccolo treno di Montmartre funge spesso da parafulmine: per alcuni amplifica il flusso; per altri consente una scoperta tranquilla, didattica, meno dispendiosa di energie di una noria di pullman. La vera questione? Regolare l’attrattiva senza soffocare il polmone poetico del quartiere.

Si può riconciliare poesia e tranquillità?

Esistono delle piste: orari più dolci, informazioni in tempo reale sulla folla, promozione di itinerari alternativi per disperdere i flussi, migliore coordinazione con il funicolare e gli autobus. Il treno, passato al verde con l’elettrico, ha già spuntato alcune caselle. Resta da fare della Butte un laboratorio di coabitazione urbana, dove il simbolo non diventi onere — e viceversa.

Info espress per salire a bordo senza errori

Punto di partenza: il sagrato del Sacré-Cœur. Durata: circa trenta minuti, giro commentato in tre lingue. L’itinerario collega i luoghi emblematici— Moulin Rouge, Clos Montmartre, Lapin Agile, Bateau-Lavoir — senza dimenticare panorami da cartolina. Tariffe indicative: 12 € per l’adulto, 6 € per il bambino. Suggerimenti: puntate al mattino o alla fine del pomeriggio per evitare la folla, combinate con il funicolare per variare i piaceri e sostenete gli ultimi artigiani del quartiere privilegiando caffè, panetterie e librerie locali.

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