Appena uscito da un bivacco, Gaspard Koenig – romanziere di Humus e maestro suo malgrado dell’ecoansia – si è confrontato con Saint-Tropez, questo miraggio di spiaggia liscia, di bar eleganti e di bling-bling, senza prendere l’aereo, fedele alla sua religione lombricina. Molto presto, il « mito » si è sfaldato: la danza degli euro, dei dollari e dei roubles ha scolpito il villaggio più sicuramente di qualsiasi deflagrazione, mentre la fauna locale di inizio estate prendeva i suoi quartieri. Tra fascinazione e sbigottimento, il « filosofo del lombrico » ha visto il suo mito dissolversi… e il suo partenza anticipata imporsi come un’evidenza.
Gaspard Koenig, romanziere e saggista dall’ironia tranquilla, ha accettato una sfida che considerava assurda: passare qualche giorno a Saint-Tropez in piena stagione, senza aereo, con il suo credo «lombricina» a tracolla e la sua ecoansia in modalità radar. Vi ha trovato un mito che si dissolve appena ci ci si avvicina, un decor scintillante dove il denaro ha rimodellato la mappa sensibile del luogo, e una tentazione irrefrenabile: partire prima della fine del soggiorno, per salvare un po’ d’aria, di tempo e di umorismo.
A gli occhi di colui che alcuni chiamano il «filosofo del lombrico nel regno del bling-bling», Saint-Tropez prometteva l’esatto contrario della sua immaginazione: folla elettrica, barche XXL, serate interminabili e un flusso di carte di credito al ritmo di un DJ residente. Per gusto del paradosso, ha voluto vedere. E per fedeltà ai suoi principi, ha giurato di andarci senza aereo, convinto che esista ancora un altro modo oltre al cherosene per raggiungere il Mediterraneo.
Da Humus alle palme di plastica: la sfida tropézienne
Autore di Humus, romanzo di vena balzacchiana che ha scosso una generazione ossessionata dall’urgenza climatica, Gaspard Koenig si trova catapultato maître de cérémonie dell’ecoansia. Gli viene proposto di affrontare ciò che crede di odiare: la spiaggia da cartolina, i bar molto chic, le vetrine brillanti. Sorride, acconsente, si promette di resistere dopo «dieci giorni di bivacco» che dovrebbero temprarlo. Inizio d’estate, quando «la fauna locale» arriva, mette il timone verso la penisola e il suo mito portuale.
Venire senza aereo e guardare senza filtro
Sceglie l’itinerario più sobrio possibile: treno fino al Var, perché per costeggiare i vigneti, qualche chilometro in bicicletta, e un’arrivo al mattino presto, quando le viuzze sanno ancora di pietra fresca. Sulla Costa, non mancano i punti di riferimento: per i curiosi, un utile panoramica dei codici e usi della regione si trova qui conoscere la Costa Azzurra. Per quanto riguarda il budget e il compromesso tra sole e spese che si allungano, questa guida è preziosa: estate, turismo, sole e spese. Lui viaggia leggero, certo, ma pesante di aspettative e apprensioni.
Il villaggio fortificato sotto l’impero delle valute
La prima sorpresa lo colpisce ai piedi delle mura: questo borgo che ha resistito alle cannonate della storia non ha tenuto di fronte ai flussi di valute. Non sono bombe, ma euro, dollari e roubles che hanno pazientemente levigato il paesaggio sociale, spostato le soglie e ridisegnato le priorità. Il porto brilla, la cittadella osserva, le terrazze allineano prezzi che trasformano i sorrisi in calcoli mentali. Il mito appare: scintilla, seduce, sfugge.
Le prime ore sono un’inchiesta. Si aggira per le viuzze di una città leggendaria dove la jet-set si lascia vedere, confronta la memoria di un piccolo porto di pescatori con la scenografia attuale, segue la pista del caffè nero più economico a venti passi dal molo. Il decoro lo diverte, la folla lo stordisce. Tutto gli ricorda un esperimento mentale: a che punto un luogo smette di essere abitato per diventare uno spettacolo, e cosa resta a coloro che non pagano il diritto d’ingresso?
Il regno del bling-bling e la prova dello sguardo
La sera, gli yacht accendono le loro luminarie. Sul molo, una coreografia di oggetti e gesti scandisce la notte: scarpe che battono, gelati che tintinnano, obiettivi che lampeggiano. Osserva, prende appunti, sorride: «Il regno del bling-bling funziona esattamente al contrario del compost: scintilla subito, e non nutre nulla.» Per coloro che collezionano indirizzi scintillanti, si possono esplorare destinazioni di lusso in Europa dove l’arte dell’apparire vale anche come passaporto. Qui, sceglie la distanza, un passo di lato, una panchina all’ombra.
L’ecoansia in condizioni reali
Conta senza contare: l’impronta di carbonio di un secchio di champagne, l’aria condizionata a cielo aperto, i tragitti in tender tra navetta e nave. La sua ecoansia non è un dramma, è uno strumento di misura. Gli indica quando la commedia delle illusioni diventa indigesta. Cerca humus nella pietra e silenzio dietro la musica. In mancanza, trova conversazioni straordinarie con camerieri che tengono la città come si tiene un palcoscenico: con arte, nervi e sorrisi.
Il mito che si evapora appena lo tocchi
Giorno due, prova il mercato, tenta la spiaggia al mattino, sale verso la cittadella per vedere il mare respirare. L’icona pop di Saint-Tropez – cavalletto da pittore, foulard nel vento, eterno mezzogiorno sul campanile – si rivela un’immagine meglio incorniciata che vissuta. Il mito è come un profumo su un fazzoletto: ti cattura, poi declina. Più ci si avvicina, più sfugge. Si dice che avrebbe dovuto cominciare con una guida delle cose da non perdere – qui si impara a guardare prima di giudicare – ma il tempo scorre, e l’agitazione cresce.
Incontri, paradossi e piccole rivelazioni
Cena con un marinaio che fa la spola Antibes–Saint-Tropez quattro volte a settimana: «Il mare è di tutti, ma il molo no», scherza l’uomo. Discute con una gallerista che vende blu di mare a clienti che non hanno il tempo di alzare gli occhi. Ascolta una coppia venuta per «spuntare» il luogo su una lista. Parla a se stesso: «Volevi vedere il teatro, ecco servito. Resta da decidere se ti piace la pièce.»
Perché partire prima della fine?
La decisione non ha nulla di impulsivo. Matura come un’evidenza: restare, sarebbe continuare a cercare ciò che, qui, non vuole darsi. Partire, è riservare la curiosità per dopo, preservare l’entusiasmo, rifiutare la noia. «Il mio mito non è morto, si muove troppo in fretta per me», scrive prima di prenotare un posto nel primo pullman all’alba. Al risveglio, il porto sbadiglia, il campanile si fa rosato, una barca-tendone entra discreta. Attraversa la piazza ancora vuota e se ne va.
L’arte dell’elegante schivata
Lasciare Saint-Tropez prima è anche testare una fraternità diversa: quella dei viaggiatori che accettano di non consumare un luogo fino all’osso. Un filosofo a volte sa inchinarsi: ci sono esperienze che guadagnano a rimanere incompiute. Questa partenza non condanna la città; racconta un rapporto col mito che preferisce il sospetto all’eccesso, la distanza alla saturazione, il sorriso alla smorfia.
Un porto d’attacco resta possibile
Se si venisse in un modo diverso, fuori stagione, a piedi dalla spiaggia dei Salins, prendendo il tempo di apprendere gli usi, forse la città rivelerebbe le sue pieghe. Ogni luogo ha diverse velocità. L’errore, qui, è stato forse correre dietro all’immagine quando si doveva lasciare che l’immagine ti raggiungesse. I parchi d’ombra, i musei discreti, i caffè di secondo rango – tutti questi ripari esistono ancora, come camere d’eco dove il mito si posano infine.
Punti di riferimento utili per coloro che restano
Per preparare un soggiorno più sereno e informato, queste risorse completano il quadro: un panoramica delle conoscenze sulla Costa Azzurra, un promemoria sull’equazione estate–sole–spese, idee di destinazioni di lusso in Europa per confrontare le atmosfere, la passeggiata nelle viuzze di una città della jet-set, e naturalmente il guida delle cose da non perdere di Saint-Tropez per non mancare l’essenziale.
Ciò che l’esperienza dice di noi
Il racconto tropéziano di Gaspard Koenig non incolpa né predica: mette in scena una tensione contemporanea. Sogniamo luoghi iconici, ma li affrontiamo saturi di immagini; vogliamo bene al pianeta, ma amiamo la festa; vogliamo l’autenticità, ma temiamo la noia. Tra compost e coriandoli, ha scelto l’umorismo come bussola e l’eleganza come schivata. La sua partenza anticipata non è una sconfitta: è una piroetta per mantenere la curiosità intatta.