Frédéric Beigbeder, noto per il suo presunto snobismo, racconta una parentesi che non lo è: delle vacanze al Center Parcs delle Landes. Tra la sua vita tranquilla a Guéthary, la scrittura di Un uomo solo e i suoi ritorni regolari a Parigi per « Conversazioni da Lapérouse » di fronte al Tout-Paris, l’autore si invita dove non ci si aspetta. Un pomeriggio, in boxer su un divano all’aperto, inizia a fischiare con le cinciallegre e comprende che il luogo l’ha addomesticato, versione Biancaneve. Il dandy mondano si diverte di questo grande salto, lui che oscillava tra un monastero tibetano e una fattoria autentica, e alla fine opta per l’anti-festa a portata di mano.
Tra leggenda della vita notturna parigina ed eremita autoironico in mezzo ai pini, Frédéric Beigbeder racconta un grande salto delizioso: quello di uno scrittore noto per il suo snobismo presunto che scopre, un po’ incredulo, le gioie di un soggiorno al Center Parcs delle Landes. Dalla sua vita a Guéthary ai suoi andirivieni regolari a Parigi, dal suo programma letterario al ristorante Lapérouse alla sua confessione di un rilascio inaspettato — fino a fischiare con le cinciallegre —, dispiega una poesia comica e tenera dell’incongruenza, dove il dandy si trasforma, per un week-end, in Biancaneve delle foreste landesi.
Quanto alla sua etichetta di mondano che flirt con il Tout-Paris, Frédéric Beigbeder si concede una pirouette narrativa e personale: l’ammissione che un soggiorno al Center Parcs delle Landes lo ha addomesticato. No, non era un progetto di ascesi in un monastero situato al di là del mondo, né un’immersione ostinata in una fattoria dove risuonerebbe il campanaccio delle mucche all’alba; era più vicino, più semplice, quasi troppo semplice. Ed è proprio qui che si annida la commedia umana: un uomo noto per collezionare salotti e cocktail che, in mezzo ai pini, finisce per conversare con gli uccelli e accettare, ridendo, che la semplicità vince per K.O.
Il dandy in shorts e la foresta in sordina
L’immagine è deliziosamente surreale: sdraiato su un divano all’aperto, in una tenue e minimalista tenuta estiva, lo scrittore si è sorpreso a rispondere al canto delle cinciallegre fischiando. Un piccolo momento di assurdismo pastorale dove si capisce che ha, senza volerlo, deposto armi e pose. La rivelazione è caduta come una piuma: la foresta lo aveva abbellito con uno specchio beffardo, e lui si rifletteva in una Biancaneve contemporanea, circondata da cori alati. In sostanza, Center Parcs aveva « vinto ». E forse è la più bella sconfitta: quella di cedere alla dolcezza del mondo.
Da Guéthary a Parigi: il grande salto assunto
Si è detto che era definitivamente installato sulla costa basca, e non è falso: a Guéthary ha trovato un approdo più felice, propizio alla scrittura, di fronte alle maree e agli spruzzi. È lì che è nato il suo libro Un uomo solo (Grasset), sotto un cielo in cui le nuvole sanno accordarsi con le frasi. Tuttavia, l’uomo dal cuore diviso non rinnega la capitale: due o tre volte al mese, risale verso Parigi, come si risale sul palco.
La città-luce gli offre un teatro su misura per i suoi gusti e i suoi incontri: il suo programma letterario, Conversazioni da Lapérouse, registrato nel venerabile ristorante dove ha sfilato il Tout-Paris e trasmesso il sabato su Le Figaro TV, gli serve da salotto d’ascolto e di parola. Lì, dice, nuota « come un pesce », e lo si crede con piacere: il mormorio delle boiseries, la memoria delle panche e l’arte della conversazione compongono il suo vero elemento.
Un uomo solo, più indirizzi
Questo titolo, Un uomo solo, suona come una confidenza, ma la realtà lo sfuma: si può essere soli a Guéthary di fronte all’Atlantico, e molteplice a Parigi sotto i lampadari. Questa bi-località, lontana dal dividerlo, sembra nutrirlo. A Ovest, l’odore dell’iodio, il silenzio, la pagina bianca. A Est (o diciamo a Nord sulla mappa), i salotti, l’elettricità dei dibattiti, la città che non sopporta il vuoto. Tra i due, l’uomo circola, come un metronomo che rifiuta di fermare il suo tempo.
Lapérouse, o l’arte di parlare a tavola
In Conversazioni da Lapérouse, pratica un rituale molto francese: fare della tavola un palcoscenico e dello scambio una drammaturgia. Il programma allestisce la sua scenografia in un ristorante carico di storie, e lì si avverte l’evidenza: Beigbeder è a casa sua nella parola, nell’occhiolino, nell’allusione. Ha questo modo di essere serio senza prendersi sul serio, il che rende ancora più gustoso l’ammissione di una ritirata… nel paese delle biciclette, delle capanne e degli scoiattoli.
Snobismo, avete detto snobismo?
Il rimprovero si attacca alla sua giacca come un adesivo chic: snobismo. Ma la categoria vacilla quando l’interessato, scherzoso, immagina le sue peggiori vacanze: un monastero tibetano, austero fino all’astinenza dal rumore, o una fattoria corsa dove si sommano vitelli, mucche, maiali e norcinerie sostanziose. Uno troppo lontano, l’altro troppo… contadino. La gag è pronta, la caduta è altrove: sarà un Center Parcs delle Landes, che non è né il deserto né il territorio militante, ma un tra-i-due confortante dove si fa pace con il tempo.
Il monastero impossibile, la fattoria improbabile
Il monastero ha l’eleganza del fantasma — silenzio, altezza, ascesi —, ma richiede più di un’occhiata; la fattoria, invece, non è un’ambientazione, ma un mestiere. Tra i due, la villeggiatura landese ha vinto per pragmatismo. Ci si alza senza campana, si passeggia senza stivali, si riposa senza protocollo. E a volte, ci si scopre più disponibili a se stessi che in qualsiasi palazzo.
Center Parcs delle Landes: la parentesi inaspettata
Ciò che disarma, in queste Landes di pini e sabbia, è l’evidenza di una bolla dolce. I pomeriggi si allungano, la luce gioca con gli aghi degli alberi, e si trova una semplicità quasi sceneggiata: dei sentieri da percorrere, delle terrazze per oziare, delle capanne per dimenticare i codici. In questo scenario, il mondano non è più mondano, diventa vicino. Niente tappeto rosso, ma un tappeto d’ombra sotto i rami.
Lezione di rilascio
La scena delle cinciallegre ne fornisce la morale traballante: si possono passare dieci anni a correre dietro alle serate, e lasciarsi cogliere da un fischio. « Ho capito che il luogo mi aveva catturato », si dice, non senza sorridere. Diventare Biancaneve non significa rinnegare le tribune e i palchi; è ammettere che un pomeriggio in mutande, in tranquillità, è anche una letteratura di sé. Il dandismo trova qui una versione a bassa fedeltà, dove la musica rimane bella.
Ciò che rivela questa confessione
In fondo, questa aneddoto ha valore di allegoria: lo scrittore che danza con Parigi e si calma a Guéthary accetta che un soggiorno al Center Parcs delle Landes gli serva da rivelatore. La Francia ama i suoi contrasti: si può celebrare l’eleganza di un salotto da Lapérouse e collezionare ore anonime in mezzo ai pini. Si può prefazionare Parigi per Parigi (Assouline) e esperimentare, due settimane dopo, in versione capanna e terrazza.
Tra Parigi per Parigi e la foresta landese
La coabitazione dei due mondi non è una contraddizione, ma un metodo. Parigi affina, la foresta cura. L’uno promette conversazione, l’altro garantisce ascolto. E se l’ammissione di Beigbeder seduce, è che porta una verità semplice: non abbiamo bisogno di estremi per ritrovarci, solo di un luogo dove possa, a volte, fischiare con gli uccelli senza che nessuno prenda appunti.
Lo specchio, finalmente
Raccontandosi con questa malizia consueta, Frédéric Beigbeder mostra che si possono riconciliare due caricature: quella del nottambulo in giacca bianca e quella del vacanziero in shorts. Si può difendere un romanzo come Un uomo solo e, il giorno dopo, sognarsi in condivisione con gli scoiattoli. E si può, soprattutto, ammettere che un Center Parcs delle Landes ti ruba un po’ di ironia per convertirla in dolcezza. Forse è questo, crescere senza rinunciare a divertirsi: mantenere il panache, perdere la posa e tenere, in riserva, un fischietto per le cinciallegre.